Ideologia recessiva

Dopo la pausa offerta dalla Banca centrale europea, i mercati si stanno risvegliando. E puntano di nuovo all’Europa. Ne è convinta Angela Merkel, cancelliere tedesco, intervenuta ieri a un incontro della Federazione delle industrie tedesche. “C’è un calo di fiducia sui mercati finanziari sulla capacità di alcuni stati della zona euro a ripagare i debiti nel lungo termine”, ha detto. Era sembrata più accondiscendente nei mesi scorsi, e ha concesso molto ai paesi deboli dell’Eurozona, a partire dall’avallo a una Banca centrale europea prestatore di ultima istanza.
17 AGO 20
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Dopo la pausa offerta dalla Banca centrale europea, i mercati si stanno risvegliando. E puntano di nuovo all’Europa. Ne è convinta Angela Merkel, cancelliere tedesco, intervenuta ieri a un incontro della Federazione delle industrie tedesche. “C’è un calo di fiducia sui mercati finanziari sulla capacità di alcuni stati della zona euro a ripagare i debiti nel lungo termine”, ha detto. Era sembrata più accondiscendente nei mesi scorsi, e ha concesso molto ai paesi deboli dell’Eurozona, a partire dall’avallo a una Banca centrale europea prestatore di ultima istanza. Ma adesso inizia a non transigere, di nuovo. Ieri ha incontrato anche il presidente dell’Eurotower, Mario Draghi. I due sono il traino europeo, hanno stretto un sodalizio fatto di concessioni e ricompense aperto anche al Fondo monetario internazionale; il vigile del rigore che adesso chiede anche la crescita, ma che sarà coinvolto nei programmi di monitoraggio per i paesi che chiederanno sostegno alla Bce, passando prima per il Meccanismo di stabilità (Esm).
Prima in attesa (e si vocifera, in trattativa) è la Spagna. Ma il premier iberico, Mariano Rajoy, teme un nuovo “giro” di austerity in salsa berlinese. Eppure non è necessariamente ciò di cui l’Europa ha bisogno. Anzi, certi eccessi dovrebbero essere un fattore di preoccupazione anche per Merkel. In un saggio pubblicato da Foreign Affairs, Adam Tooze, studioso di affari teutonici a Yale, guarda oltre l’attualità, alla Germania del futuro. E sostiene che, a causa della mancanza di investimenti derivante dal vincolo del pareggio di bilancio (diffuso in tutta Europa), la Germania passerà dall’austerità alla stagnazione. Una morsa di bassa crescita e inflazione che è in grado di ingessare la prima economia europea. Accanto a queste considerazioni ci sono altre previsioni, come quelle dell’Istituto per le ricerche sul lavoro di Bonn (Iza). Con uno sguardo ai prossimi decenni gli studiosi avvertono: il mercato del lavoro tedesco rischia lo stallo. Da un lato ci sono i lavoratori over 50 che non si riqualificano, dall’altro ci sarà la richiesta di una maggiore specializzazione dei giovani soprattutto nell’industria. Poi basso tasso di impiego femminile e un welfare state “congelato”. La Germania, insomma, rischia forse di crogiolarsi nel suo “miracolo” iper rigorista. Ma la ricetta per una crescita sostenibile in Europa richiede ingredienti più vari.